Il pignoramento di un bene è un evento che vorremmo che mai accadesse. Purtroppo, esistono dei casi in cui ci troviamo anche di fronte al pignoramento prima casa, per esempio se non riusciamo a pagare le rate del mutuo.
Il pignoramento è una tipologia di espropriazione forzata, con cui il creditore ottiene lo spossessamento di un bene del debitore che si è rivelato “inadempiente“.
Con l’espropriazione forzata il creditore sottrae i beni immobili, quali la prima casa, al suo debitore.
Questo avviene perché il creditore ha il diritto legale di diventare (o ritornare) proprietario del bene per il quale il debito era stato contratto (cioè, era nato).
In altre parole, il creditore ha il diritto di pignorare la casa. E gli immobili vengono pignorati per venderli all’asta e ottenere la somma di denaro che il debitore deve al creditore.
La differenza tra prima casa e unica casa
Quando parliamo di pignoramento immobiliare, dobbiamo aver chiaro cosa si intende per prima casa e unica casa; questo perché hanno un trattamento legale diverso.
Con prima casa si intende l’abitazione in cui viviamo; avere una prima casa non esclude la possibilità che il soggetto abbia altri immobili.
Con unica casa si intende il solo ed unico immobile che ha il soggetto.
Quali creditori possono pignorare la prima casa?
Per conoscere i casi in cui la prima casa è impignorabile, dobbiamo distinguere la tipologia di creditore principale.
Esistono 3 tipi di creditore principale:
- Agenzia delle Entrate/Ente di riscossione pubblica: per quanto riguarda il pignoramento prima casa e Agenzia delle Entrate bisogna guardare Il Decreto Legge 69/2013 “Decreto del fare”, modificato dalla Legge 98/2013.
Secondo il Decreto la prima casa è impignorabile da parte dell’Agenzia delle Entrate o altro Ente di riscossione pubblica, quando si hanno le seguenti situazioni:
- L’immobile è considerato come unica casa nella disponibilità del debitore;
- L’immobile è la residenza del debitore;
- L’immobile sia classificato come abitazione civile (e non, ad esempio, di lusso) presso il relativo Ufficio del Catasto (non deve rientrare nelle categorie A8/A9).
2- Banca/società private del settore creditizio.
3- Privati (ad esempio ex coniuge): se il creditore principale è un privato, non esistono leggi che impediscano il pignoramento prima casa, anche se questa è l’unica abitazione di proprietà del debitore. Situazioni simili si hanno quando il creditore principale diventa l’ex coniuge a cui favore vi è una sentenza di mantenimento per sé e/o per i figli. In questi casi è addirittura possibile per il creditore richiedere il sequestro dell’immobile, con l’obiettivo di scongiurare una potenziale vendita da parte del debitore stesso.
Cosa puoi fare prima che la banca proceda al pignoramento
Se si vuole evitare che la banca dia il via alla procedura di pignoramento prima casa, è necessario agire prima della scadenza dei 180 giorni dalla scadenza dell’ultima rata non pagata, tenendo presente che:
- Il pagamento effettuato entro i 30 giorni dalla data concordata è considerato perfettamente regolare;
- Il pagamento effettuato tra i 30 e 180 giorni dalla scadenza della rata è considerato ritardato pagamento, il che significa che il creditore può richiedere anche la risoluzione del contratto per ritardato pagamento (questo può avvenire quando si è al settimo ritardo, anche non consecutivo), oltre ai normali interessi di mora previsti.
Trascorsi 180 giorni dalla scadenza della rata, il creditore ha la possibilità di richiedere la risoluzione del contratto per inadempimento del mutuatario e potrà avviare la procedura che porterà alla vendita all’asta dell’immobile in caso di mancato pagamento dell’intero debito.
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